Marc Chagall, Il compleanno, 1915. New York, Museum of Modern Art

Imperdibile nel 2019 il percorso espositivo “Chagall. Sogno d’amore” dedicato al pittore russo, allestito all’interno della suggestiva basilica di S.Maria Maggiore alla Pietrasanta di Napoli, curato da Dolores Duràn Ucar, e prodotto dal Gruppo Arthemisia. Dal 15 febbraio al 30 giugno in mostra oltre 150 opere tra dipinti, disegni, incisioni ed acquerelli.

Perché visitare una mostra dedicata a Chagall?

Perché i suoi quadri, permeati da un senso di gioia e fiducia nella vita, ci invitano a scoprire il fascino del mondo ebraico orientale e della tradizione hassidica. Nelle sue tele dolore e felicità convivono in una armoniosa armonia: sogno, levità ma anche esilio, lutto, infanzia, ricordo.

Chagall non può essere definito un surrealista e nemmeno un simbolista ma la sua pittura è carica di simboli ricorrenti. Osservando le sue opere, così fantasiose, pare di scorgere esattamente la realtà. Trattasi di una simbologia personale, densa di mistero, intrisa di universalità e di poesia. Alla luce del simbolismo della cultura ebraica dell’Est, della sua lingua, lo yiddish, e della sua letteratura, possiamo interpretare i suoi quadri che sembrerebbero, altrimenti, accostamenti illogici, frutto di una logica puramente onirica

Nella sua autobiografia l’artista si presenta come un figlio della povertà: egli aveva lasciato per sempre la Russia per tornarvi solo in tarda età, celebre e acclamato, senza poter visitare il suo paese natale, Vitebsk, ormai distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale e interamente ricostruita nel dopoguerra. Tutto quel mondo ebraico perduto viene trasfigurato nelle sue tele: Vitebsk, le sue case, le sinagoghe, i ricordi d’infanzia, il mondo ebraico, le sue credenze, diventano oggetto di una memoria nostalgica.

Chagall è a Parigi tra il 1910 e il 1914: agirono così su di lui le suggestioni di van Gogh, il primitivismo di Gauguin, Cèzanne ed il gusto simbolista. Decise di vivere a Montparnasse la sua vita ventenne da bohème, sognatore, squattrinato, in cerca della propria strada.

Una gioia del mondo permea non a caso i suoi quadri: per il hassìd “tutti i pensieri dell’uomo sono parole e movimento parlante”; secondo la tradizione hassidica infatti ogni uomo deve provvedere a redimere il mondo. Questi concetti cabalistici, fino ad allora riservati a pochi dotti e sviluppati con estrema complessità simbolica difficilmente accessibile, vennero messi dal hassidismo alla portata delle persone semplici. La gioia hassidica valorizzava la festa, che aveva il proprio luogo nella famiglia, la tavola, la musica, il canto, la danza, la conversazione, il racconto. Le attitudini hassidiche che permeavano la vita quotidiana degli ebrei, erano caratterizzate da un innato ottimismo e allegria, dalla fede che si può servire Dio anche nei lavori più umili e che il sentimento e l’intenzione spirituale sono più importanti della conoscenza e degli argomenti razionali.

In questo senso possiamo leggere l’arte di Chagall.

Sito ufficiale della mostra: http://www.chagallnapoli.it/

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