Arianna Fontanari, in arte Aryanax, classe 1999. Ho avuto l’occasione di conoscere questa giovanissima artista durante l’Esame di Stato presso il Liceo Artistico “Alessandro Vittoria” di Trento. Arianna si è subito distinta per il suo stile inconfondibile ed è stata più volte vincitrice di concorsi in campo artistico nella nostra regione. Andiamola a conoscere!

Quale significato ha l’arte per te? Come ti sei avvicinata all’arte?

L’arte nel corso della mia vita è sempre stata importante, al punto di diventare la mia valvola di sfogo ma anche un incoraggiamento ad affrontare il mondo che mi si pone dinnanzi, facendomi  compagnia nei momenti di solitudine e rallegrandomi nei momenti di condivisione con chi mi circonda.
Alle medie già cominciai ad avvicinarmi alle rappresentazioni della figura umana traendo ispirazione dai cartoni animati che guardavo. Alle superiori mi sono focalizzata sulla figura femminile e anno dopo anno ho sempre più affinato la tecnica, con l’obiettivo di creare uno stile personale.

Quale tecnica prediligi e perché?  

Durante i primi anni di liceo utilizzavo principalmente le matite, in seguito gli acquerelli mentre l’ultimo anno ho sviluppato la tecnica dell’acrilico, che considero più efficace nel rendere i miei quadri saturi ed espressivi. Inoltre arricchisco i miei lavori utilizzando svariati materiali: resine, glitter/adesivi/decorazioni, pennarelli, penne e acquerelli metallizzati, colla vinilica per creare effetti marmorei e acrilici che si illuminano ai raggi UV, per dare quel tocco inusuale e misterioso alle mie creazioni.

Il murales realizzato nel sottopassaggio presso il Tridente, a Trento, rappresenta l’espressione della dualità: la ragazza studentessa di giorno e writer di notte. Una sorta di autoritratto? Come si esprime in te il tema della dualità?

In un certo senso molti miei personaggi possono sembrare un autoritratto ma spesso non è così, e se lo è, si tratta della rappresentazione delle mie emozioni. Per quanto riguarda questo progetto, mi sono concentrata sui pregiudizi che spesso compromettono il giudizio altrui. Per essere accettati dalla società bisogna essere conformi ad essa; nell’ esprimere se stessi a volte si viene discriminati, fatto che io stessa subisco per via del mio stile eccentrico. Il murales raffigura una studentessa modello, che di giorno va a scuola, studia e rispetta le regole, mentre di notte si trasforma in quello che sente davvero, un’artista che esprime la sua arte imprimendola sui muri, anche se quel modo di essere non è accettato dalla società.

La tua opera “Aprite gli occhi“, un messaggio attuale per sviluppare una maggiore consapevolezza nelle donne. Qual è il tuo pensiero al riguardo?

Spesso vi sono forme di violenza delle quali viene ignorata la pericolosità, soprattutto da coloro che sono esterni ad essa. Per questo sullo sfondo ho rappresentato svariati occhi che ignorano la ragazza rappresentata, ad eccezione dell’occhio verde, simbolo della speranza, che nota la sua condizione e la libera dal collare che limita il suo comunicare col mondo esterno. Il miglior modo per contrastare la violenza è, a mio parere, parlarne, denunciare e aiutare le donne che si trovano in questa situazione.

La figura femminile prende vita nella tua arte. Cosa rappresenta per te?

Ho sempre trovato nella figura femminile l’immagine della perfezione. La figura umana è il veicolo più efficace per esprimere un concetto o un sentimento: le espressioni, le pose, le gestualità esprimono più di quanto potrebbe mai esprimere un paesaggio o una natura morta, a mio parere. Ogni volta che mi trovo di fronte al bel volto scorrendo ad esempio la home di Instagram o semplicemente parlando con le persone, non posso fare a meno di pensare a come potrei dipingere quel tratto o quel particolare che tanto mi ha colpito e tradurlo nel mio stile. Nei miei disegni cerco di rappresentare una bellezza impalpabile, non umana (infatti non si tratta di realismo, ma di un’ interpretazione in chiave pop surrealista) proprio perchè la bellezza umana non è paragonabile alla bellezza dell’arte. Devo ancora imparare molto, non mi ritengo ancora pienamente soddisfatta dei miei lavori, penso sempre di poter fare meglio e non smetterò mai di provare e riprovare ma questa credo sia la maledizione di tutti gli artisti.

Enter the void” è un acrilico su legno che ho realizzato in occasione del concorso Arte Giovani Pergine.

L’idea per questo quadro è nata da un evento particolare: ad aprile sono andata a Milano al concerto di uno dei miei gruppi preferiti che si teneva presso il circolo Magnolia, un locale che mi ha ispirato visivamente soprattutto per la toelette illuminata solo da luci colorate, i muri coperti da piastrelle bianche che riflettevano i colori e tanti piccoli specchi esagonali posti uno a fianco all’altro. Questa particolare ambientazione mi ha fatto riflettere, oltre al film omonimo al quale mi sono ispirata, sull’aspetto della vita notturna delle città e sulle sue perdizioni.

Il quadro rappresenta una figura femminile seduta sul lavandino del bagno di un locale. Ho sviluppato il tema della vita notturna, in cui albergano le tentazioni ed i luoghi di perdizione che la città stessa offre. La ragazza, illuminata da luci fluorescenti, è afferrata da mani invisibili (rese in rilievo con la resina) che fuoriescono dallo specchio alle sue spalle. Ciò a sottolineare come chi ricerca una via di fuga nel caos della città venga spesso corrotto da esso, creando nell’individuo una sorta di paradosso da cui non riesce ad evadere.

L’aspetto visivamente ammaliante di questo quadro è che, essendo stato realizzato in acrilico ai raggi UV, sotto quelle luci risaltano i colori fluorescenti, ricreando un’atmosfera surreale.

Victorian woman’s pain“: quando lo realizzai ero particolarmente attratta dall’estetica delle donne vittoriane. Ho sempre trovato la pelle chiarissima ed i corsetti di pizzo degli aspetti molto affascinanti, ma approfondendo le conoscenze in merito, ho scoperto quanto fosse difficile per quelle donne rispettare quel canone di bellezza. Le donne dall’incarnato pallido per via della tubercolosi erano considerate di estrema bellezza così, per rendere la loro pelle così chiara, le donne non ammalate si ricoprivano di cipria bianca o addirittura arrivavano ad assumere delle sostanze a base di mercurio che le uccideva lentamente. Inoltre utilizzavano un collirio a base di Belladonna per avere le pupille dilatate, considerate molto affascinanti, nonostante quella pianta fosse velenosa.  Questi e altri metodi per essere la perfetta donna vittoriana erano descritti nell’ “Ugly girl paper”, testo citato anche nel quadro.

Qual è il tuo messaggio alle generazioni future di giovani studenti del Liceo Artistico Vittoria?

Spero vivamente che i ragazzi del Liceo Artistico crescendo sappiano crearsi un’identità, come io stessa ho avuto modo di fare. Molti ragazzi dell’ultimo anno che ammiravo quando frequentavo il mio primo anno, nel lontano 2013, mi hanno ispirato. In questo campo ci vuole molta passione che ti spinge a dedicarti all’arte anche al di fuori del contesto scolastico. Purtroppo molti studenti, terminati gli studi, non proseguono sul sentiero dell’arte, intimoriti dalle scarse prospettive lavorative. Chi invece continua su questa strada talvolta ha difficoltà ad esprimersi, a causa di tutti i paletti che la società ci impone. Spero che i futuri studenti non perdano mai la voglia di fare arte, nonostante la difficoltà nel farsi un nome in questo campo. Importante è rimanere fedeli a se stessi, al proprio credo, restando così unici ed irreplicabili.

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