Turner, paesaggista romantico inglese, è il pittore del mare in tempesta, di una natura indomabile ed ostile, maestosa e sconfinata, degli effetti atmosferici, dei riflessi di luce, della dissolvenza del colore.
Egli raggiunse quel suo particolarissimo stile pittorico soltanto nell’opera tarda. Le sue ultime opere ci trasmettono la sensazione di scorgere il mondo per la prima volta: un mondo di luce e colore dove tutto si dissolve per far cogliere una verità più profonda rispetto a quella immediatamente visibile e percepibile.
Un artista veggente, tipicamente romantico, capace di far emergere un sentimento della natura che l’occhio, da solo, non è in grado di afferrare.

William Turner, pittore del sublime. Cosa si intende con questo termine?

Le sue opere si svincolano sempre più da una rappresentazione oggettiva della natura, dalla veduta, per divenire pure variazioni di colori. Con il tempo l’opera di Turner andò acquistando caratteri sempre più visionari: le forme si dissolvono, i colori accrescono il loro valore emotivo.
Le sue opere riflettono quindi le emozioni provate dall’artista di fronte allo spettacolo della natura, un sentimento complesso, fatto di repulsione, timore, contrapposto ad una forte fascinazione, attrazione. Questo tipo di sentimento definisce per l’appunto il sublime.

Fenomeni naturali come le bufere e le tempeste spaventano ma allo stesso tempo affascinano l’uomo da sempre, evocano l’infinito, ci mettono di fronte alla vastità della natura e alla piccolezza umana. L’artista romantico non ricerca una rappresentazione fedele della natura ma l’espressione di un sentimento.Sono la sua anima e sensibilità a doversi rispecchiare nella natura” affermava Friedrich, paesaggista romantico tedesco, la cui opera “Il viandate sul mare di nebbia” è diventata simbolo dell’estetica del sublime.
Il rapporto tra uomo e natura, tema centrale nella poetica romantica, e la teoria del sublime vennero teorizzati da Edmund Burke, nel saggio “Indagine filosofica sull’origine del sublime e del bello” nel 1757 e riaffermata nel 1790, dal filosofo tedesco Kant, nella sua Critica del Giudizio, teorie che Turner conosceva bene.

In cosa consiste la poetica romantica?

Il carattere “romantico” delle opere di Turner si contrappone a quello “classico”. I nuovi artisti romantici facevano del sentimento, della fantasia, dell’intuizione il loro cavallo di battaglia, in una fusione più intima tra uomo e natura, come suggerivano gli scritti di inizi Ottocento di Schlegel e Schelling. Rispettivamente in “Principi generali dell’arte pittorica” e “Le arti figurative e la Natura” i valori romantici venivano contrapposti all’equilibrio, al controllo formale, all’imitazione, principi sui quali si basava il mondo classico.
Per Schlegel l’arte romantica è considerata superiore a quella classica, in quanto capace di cogliere il carattere divino della natura, in una prospettiva di soggettivismo e individualismo. Il primato del sentimento, della creatività individuale e dell’intuizione contro ogni canone precostituito era strettamente connesso alla concezione dell’artista –creatore simile a Dio.

La sua arte non più come strumento di conoscenza razionale quindi ma come espressione della propria interiorità.
Per questo l’artista diventa sempre più insofferente nei confronti dei limiti e delle convenzioni della società, anche a costo di entrare in contrasto con essa.
Nasce così la figura del genio romantico, alla ricerca di una solitudine utile ai fini della creazione ma anche all’infelicità, condizione della sua “diversità”. Da qui il valore dell’originalità dell’opera.

Quale tipo di contesto storico e sociale ha creato il Romanticismo?

Il Romanticismo, dalla Germania e dall’Inghilterra, si diffuse in tutta Europa tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento. Questo movimento interpretò i grandi mutamenti di inizi Ottocento: il fallimento degli ideali della Rivoluzione francese, la Restaurazione dei regimi e  i fermenti della Rivoluzione industriale. Trasformazioni così radicali produssero nella società europea un generale sentimento di disorientamento. Il Romanticismo si fece interprete delle tensioni e delle inquietudini della società, elaborando una nuova visione anticlassica e antilluminista che privilegiava la creatività, il sentimento e la fantasia rispetto al culto della ragione.

Quali gli esordi dell’artista e la sua formazione?

Nato a Covent Garden nel 1775, a quattordici anni prese un’abitudine che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita: osservava il paesaggio e buttava giù schizzi. Nacque così il suo primo taccuino. Fu accettato alla scuola d’arte Royal Academy e ben presto entrò a far parte della sua presidenza.
Viaggiò in Francia, Italia, Germania. I suoi vagabondaggi estivi lo portarono fino in Scozia. Studiava le prime guide di viaggio e vi segnava le località che intendeva disegnare.
Nell’Ottocento erano molto diffuse le guide e i racconti di viaggio illustrati; apparivano i primi turisti e si diffondevano i primi giornali illustrati. Turner programmava i suoi viaggi in base alle commesse ricevute per illustrare racconti di viaggio.
Quanto fosse apprezzato lo dimostrano le trattative con lord Elgin, il padre dei famosi marmi del Partenone ora collocati al British Museum di Londra, che voleva condurlo con sé in una spedizione in Grecia. Gli veniva richiesto anche di illustrare antologie e raccolte di versi. Ricordiamo inoltre le sue illustrazioni alle opere di Scott, Lord Byron, gli autori romantici più ammirati dell’epoca.

Determinante fu l’incontro con la pittura di Claude Lorrain, dove scorse per la prima volta la possibilità di una resa pittorica della luce. Viaggiò in Svizzera dove conobbe una natura del tutto diversa. Visitò il Louvre, studiò Poussin, Tiziano, Rembrandt per l’applicazione del chiaroscuro. In seguito alla sua nomina a professore dove insegnò lezioni di prospettiva, nella sua tarda opera iniziò a trascurare tutte le regole della prospettiva per arrivare al cromatismo puro.
Nel 1804, quando aprì una propria galleria, era già un artista affermato.

Quale la tecnica adottata ed il processo dell’artista?

Turner si dedicò alla pittura ad olio ma l’acquerello acquistava via via un’importanza crescente. Il processo di Turner non consisteva nel disegnare prima e dipingere poi ma nello stendere a pennello, bagnato su bagnato, un fondo colorato a grandi tratti, in cui introduceva il disegno e gli ulteriori dettagli.

Quale il riscontro della critica nei confronti dell’opera di Turner?

Turner ebbe facile successo come disegnatore ma per apprezzato che fosse come disegnatore di paesaggi, nella pittura ad olio suscitava controversie. Nonostante la sua capacità di osservazione della natura, i critici affermavano che si trattava di una resa più ad effetto che fedele, poco naturale e piuttosto artificiosa.

Il primo sostenitore appassionato della pittura di Turner fu John Ruskin, il grande teorico dell’arte del Romanticismo inglese. Egli, nel 1843, affermò che i quadri di Turner comunicavano una nuova visione del mondo e nel suo saggio “Modern painters” scrisse: “ La forza espressiva della pittura si basa sulla nostra capacità di ritornare a quello stato di innocenza dell’occhio, quel particolare modo di vedere tipico dei bambini che sanno percepire le chiazze di colore senza conoscerne il loro significato”.
Da parte sua Turner replicava ai critici: “Non ho dipinto perché la gente capisse”.

Quale l’eredità di Turner?

Se si può parlare di un superamento della prospettiva scientifica soltanto con Cézanne alla fine del diciannovesimo secolo, Turner fu tra i primi a metterla radicalmente in questione. La strada percorsa da Turner venne poi ripercorsa dagli Impressionisti, dall’arte astratta fino a condurci alle tele di luce pura dell’artista russo Marc Rothko.

Quale la bellezza dell’opera tarda di Turner?

L’immensità della natura resteranno per sempre un enigma per l’uomo. Il sublime vive nell’enigmatico. La grandezza dell’opera matura di Turner consiste nell’aver saputo creare un linguaggio altrettanto enigmatico, fatto di colori, luce e dissolvenza delle forme per cristallizzare sulla tela questo sentimento della natura, il sublime, che richiama a sé ciò che è insondabile.

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