Paul Gauguin. L’arte del vivere in modo felice

Paul Gauguin, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, 1897, Museum of Fine Arts, Boston

Paul Gauguin, artista maledetto, incompreso dalla società per le sue scelte radicali ed anticonformiste. Una vita segnata dal costante bisogno di fuga da un mondo, quello occidentale, che ha avuto modo di conoscere godendo di un agiato stile di vita borghese, con moglie, famiglia e beni. Uno spirito libero, il suo, alla ricerca di una vita selvaggia e primitiva che lo porterà lontano dalla civiltà moderna verso terre sconosciute ed incontaminate a contatto con un’arte primitiva, fonte rigeneratrice per molti artisti. L’arte diventerà quindi per lui un assoluto, centro di forza della sua esistenza. Il messaggio che si ostina a lanciare alle generazioni future è il diritto alla libertà nell’arte, il “diritto di osare tutto” e la convinzione che la riuscita di un artista non dipenda dal consenso del pubblico. Il primo contatto con la cultura primitiva lo ebbe quando era ancora bambino: il padre, giornalista di idee repubblicane, per le sue idee all’opposizione era stato costretto a lasciare Parigi per il Perù, dove si trovava parte della famiglia della moglie. I ricordi delle ceramiche inca, dalla potente forza espressiva ed essenzialità, lasciarono il segno nella memoria del piccolo Paul. Il desiderio di esplorare nuove terre si svilupperà già a soli 17 anni quando decise di imbarcarsi come marinaio nella marina mercantile e per più di cinque anni viaggerà in mare. In seguito lavorerà per un’agenzia di cambio; il settore della finanza era in piena espansione e Gauguin riuscirà a mantenere un tenore di vita borghese. Si avvicina all’arte inizialmente come collezionista di opere impressioniste, successivamente inizierà a dipingere nel tempo libero seguendo lo stile impressionista. La svolta avvenne quando una forte crisi attraversò la Borsa costringendo le agenzie di cambio a ridurre il personale. Gauguin perse l’impiego: quello che si presentava come una disgrazia fu l’evento che segnò la via verso la piena espressione dello spirito dell’artista, non senza rinunce. Gauguin ritenne di poter vivere dipingendo ma la crisi nel rapporto famigliare fu imminente, quando Mette, moglie danese, capì che non le avrebbe più potuto garantire le agiatezze di tipo borghese di cui aveva goduto fino a quel momento. La famiglia della moglie lo emarginerà. In seguito a questa crisi l’artista decise di trasferirsi a Pont Aven, in Bretagna, un paese che conservava ancora integra la propria tradizione senza lasciarsi contagiare dal mito del progresso, dall’individualismo e dell’abbruttimento della società moderna. Qui lavorò con l’obiettivo di ritrovare le radici dell’umanità, riflettendo sulle sue tele il carattere della gente di quel luogo. Venne così fondata la Scuola di Pont Aven della quale faceva parte anche Emile Bernard. In questo periodo nacque uno dei suoi capolavori “Visione dopo il sermone”, manifesto del Simbolismo. Venne messa a punto una maniera di dipingere molto abbreviata, priva di modellato e di ombre, fondata su forme semplificate, circondate da una linea scura e riempite di campiture di colore piatto ed antinaturalistico, memore delle stampe giapponesi, conosciute in Francia grazie all’Esposizione Universale.

Il Simbolismo si basava sull’insegnamento di Baudelaire secondo il quale l’immaginazione risultava essere la regina delle facoltà. Bernand insegnò a Gauguin a “non dipingere troppo dal vero. L’arte è astrazione”. Gauguin si esprimerà attraverso un’arte ideista, poiché il suo unico ideale sarà l’espressione di un’Idea, simbolista, in quanto esprimerà tale idea per mezzo di forme, decorativa e sintetica. Questi insegnamenti vengono tratti dall’arte primitiva “che parte dallo spirito e si serve della natura, che permette quel ritorno al principio che è la meta del Simbolismo”. L’artista deciderà poi di proseguire il suo viaggio in un luogo lontano dal mondo, isolato, per ritemprarsi e scelse l’isola di Martinica, dove arriverà ad affermare: “Qui c’è tutto per essere felici: il mare, alberi da cocco, alberi da frutta di ogni specie, una natura ricchissima, un clima caldo…”. Di questo periodo sono i paesaggi tropicali, specchio di una natura selvaggia e lussureggiante, di una luce violenta resa sulla tela con toni vivaci ed accesi. Ma i viaggi non terminano qui. Il fratello di Van Gogh, Theo, lo inviterà ad un periodo di convivenza con Vincent allo scopo di creare una comune di artisti per creare un’arte nuova, utopia di Van Gogh. Per convincere Gauguin Theo promise di vendere i suoi quadri. Paul accettò pensando che con il ricavato si sarebbe potuto finalmente permettere il suo viaggio dei sogni presso le isole della Polinesia francese. Affermerà Gauguin in ricordo di quel periodo: “Van Gogh è un romantico mentre io prediligo il primitivo. Nella colorazione egli ama la casualità dell’impasto mentre io odio l’esecuzione disordinata”. In seguito al distacco con l’amico che porterà Van Gogh alla follia, lo spirito di Gauguin non era ancora sazio di avventure e la scelta del futuro viaggio cadde su Tahiti, paradiso tropicale, dopo la lettura del romanzo di Loti “Le mariage”. Fu un vero percorso di purificazione, dove la pittura verrà intesa come una missione volta a cogliere il senso profondo della cultura maori, dedita alla fede e alla religiosità, con lo scopo di trasmettere quei valori semplici al vecchio mondo. Prenderanno vita capolavori che segnarono lo stile maturo di Gauguin attraverso la rappresentazione delle donne indigene polinesiane, dei loro abiti semplici dalle tinte sgargianti, delle loro pose naturali e rilassate dedite ad attività quotidiane seguendo il ritmo cadenzato della natura, senza fretta. In queste tele Gauguin contamina la vita di queste donne con fenomeni soprannaturali come in “Lo spirito dei morti veglia” a testimoniare la fervida religiosità e il comune rispetto delle forze della natura. L’artista si sente giunto alle origini dell’umanità, non sente più dentro di sé forte il senso di dover fuggire ancora. La sua pittura come una sorta di rito di immersione non solo nella natura ma una vera fusione della sua cultura con quella maori. I titoli delle sue tele vengono spesso inseriti sulla tela in lingua maori ad intensificare il senso del mistero dei suoi quadri e a sottolineare l’appartenenza forte che Gauguin sentiva nei confronti di quel nuovo modo di vivere simile ad un selvaggio. Gauguin ci tramanda la semplicità e la dolcezza di una cultura che stava ormai scomparendo in quanto colonia francese. Egli intraprese molte battaglie contro i soprusi dall’amministrazione coloniale francese in difesa dei diritti degli indigeni. “I primitivi, questi ignoranti, hanno insegnato molte cose ai vecchi uomini civili, istruendoci nell’arte del vivere in modo felice” disse l’artista. Quest’umanità sembra lasciarsi vivere senza interrogarsi sul senso dell’esistenza mentre la tendenza al filosofare è propria dell’uomo occidentale. Nonostante questo, l’inutilità delle vane parole porta queste popolazioni a sentire forte e a vivere una perfetta purezza originaria e libertà in armonia con le forze della natura, come traspare dalla tele dell’artista.

 

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