Barbara Kruger. La sottile sovversione del luogo comune

I Shop therefore I am, Barbara Kruger

Barbara Kruger, fotografa statunitense nata a Newark, Usa, nel 1945 vive e lavora a Los Angeles e New York. È autrice di immagini che più o meno a tutti sarà capitato di vedere e che di certo non lasciano indifferenti. I suoi lavori, diventati vere e proprie icone degli anni Ottanta e Novanta, sono diretti, evocano una risposta immediata ed il suo linguaggio, potente e fatto di slogan, è riuscito a richiamare l’attenzione anche del pubblico dei non addetti ai lavori. Spesso si avvale di immagini di donne recuperate da pubblicità su riviste o giornali, di immagini tratte dai fumetti a cui aggiunge brevi testi che ne sovvertono il senso. Le sue immagini hanno una grafica che le rende immediatamente riconoscibili: le foto sono ingigantite e rese in bianco e nero ed i testi bianchi, scritti sempre con lo stesso carattere, spesso si stagliano su fondi rossi vivo per attirare l’attenzione del fruitore. Fin dagli esordi la Kruger colloca i suoi lavori negli spazi cittadini destinati ai manifesti pubblicitari, sovvertendone il senso e permettendo all’arte di uscire fuori dai luoghi istituzionali del museo e della galleria per generare un corto circuito con il quotidiano. Il risultato scuote l’osservatore attraverso un processo di identificazione, minandone le certezze e scardinando i luoghi comuni della società. I messaggi lanciati dalla Kruger, infatti, frasi personali o tratte dal linguaggio corrente, sono critiche potenti agli stereotipi legati alla donna, al consumo di massa o al vivere sociale ma offerte in una maniera che disattende le aspettative di colui che guarda e che da un manifesto pubblicitario pensa di essere gratificato e rassicurato. Le opere della Kruger mettono in scena, a vantaggio dello spettatore, le tecniche attraverso le quali lo stereotipo produce assoggettamento, investigano il modo in cui il potere viene costruito, usato ed abusato attraverso i media, che si trovano di fronte un pubblico spesso troppo acritico quindi fragile, che può essere facilmente manipolato, al quale propone un mondo di canoni ed ideali di perfezione irraggiungibili. La Kruger vuole renderci consapevoli che alla società dei consumi non interessa CHI noi siamo ma COSA siamo. La sua arte è visibile nelle gallerie, sui billboards, ma anche stampata sulle t-shirt e sulle borse per lo shopping. Sovvertire la pubblicità dal suo interno, questo l’obiettivo dell’artista che ci spinge a “Living our life, not buying a lifestyle”.
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