Futurismo tra arte, media e letteratura

Umberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio, 1913, Civiche Raccolte d'Arte, Mi

Percorso multidisciplinare che coinvolge tre discipline: storia dell’arte, letteratura e storia. Un approfondimento sul tema “parole e immagini”. Ad accompagnarci alcune opere di una delle personalità di spicco dell’avanguardia in questione: Umberto Boccioni. Si inizierà con la definizione del termine Futurismo e se ne sottolineerà l’importanza per il nostro Paese, essendo stato il primo movimento d’avanguardia nato in Italia destinato a rompere l’isolamento provinciale della nostra cultura. Si metterà in luce l’elemento tipico del movimento: la capacità di teorizzare, di prevedere la cultura a venire, che si esprime nell’uso dei manifesti, la più geniale trovata del suo fondatore, il teorico e letterato Filippo Tommaso Marinetti. Il manifesto esprime infatti un programma teorico degli aderenti al movimento, una proposizione di poetica, una presa di posizione ideologica che determina i caratteri stilistici delle opere, rivolgendosi ad un pubblico di massa. Marinetti era un uomo del suo tempo, un abile manipolatore dei media e aveva capito che nel mondo delle comunicazioni qualunque cosa si dovesse dire, il come era altrettanto importante. I mezzi cui risorse per lanciare il suo movimento furono quelli delle moderne campagne elettorali: quotidiani, pubblicità, teatri, stadi. La nascita stessa del Futurismo fu un colpo di genio pubblicitario: il manifesto del Futurismo apparve su “Le Figaro”, in prima pagina, il 20 febbraio 1909. Con un colpo solo Marinetti si assicurò un grande scandalo e lo sconcertato rispetto della stampa italiana. Il manifesto era l’estensione ideale della macchina pubblicitaria e l’uso che ne fece Marinetti costituì un precedente importante per gli artisti di movimenti successivi (dadaisti, costruttivisti, surrealisti). Questo ci fa capire l’estrema attualità dello studio di questo movimento, attraverso la sua stretta connessione con i nuovi linguaggi dei media. I manifesti futuristi volevano dar prova che il movimento stava invadendo la cultura, attraverso un’arte intesa come forza vitale operante all’interno della società.
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